26/08/2026
In questo nuovo video, John Michael Godier esplora i misteri delle due lune di Marte: Phobos e Deimos.
A prima vista sembrano semplici “patate” rocciose, ma sono tra le lune più enigmatiche del Sistema Solare perché, in teoria, non dovrebbero esistere.
Phobos è il satellite più grande (circa 22 km di diametro), orbita molto vicino a Marte (media ~6.000 km dalla superficie ed è veloce in quanto sorge e tramonta in circa 4,5 ore, con 2-3 passaggi al giorno marziano e dai poli di Marte non è mai visibile.
Deimos è invece più piccolo (circa 12 km), tre volte più lontano e percorre un'orbita quasi circolare, assai prossima al piano equatoriale marziano, in un periodo di poco superiore a quello di rotazione del pianeta rosso.
Entrambe sono molto scure, tipico di asteroidi carbonacei o forse comete, ma le loro orbite quasi circolari e allineate con l’equatore di Marte puntano più verso un’origine da impatto che da cattura.
È possibile che Marte avesse avuto altre lune, cadute poi sulla superficie, lasciando grandi crateri equatoriali.
Deimos si allontana lentamente e un giorno sarà perso nello spazio, mentre Phobos invece si avvicina e tra 30-50 milioni di anni si schianterà su Marte, o si disintegrerà formando un anello.
L’idea classica era che fossero asteroidi catturati da Marte, ma questa ipotesi è però considerata molto improbabile in quanto Marte ha dinamiche orbitali poco favorevoli alla cattura, e catturarne due sarebbe quasi impossibile statisticamente.
L’ipotesi oggi più accreditata è che siano nate da un grande impatto su Marte, simile a quello che ha formato la Luna terrestre.
Materiale scagliato in orbita avrebbe formato un anello temporaneo e poi si sarebbe aggregato nelle due lune.
Questo ha implicazioni cosmologiche: se due pianeti dello stesso sistema, Terra e Marte, hanno lune di origine da impatto, queste non sarebbero rare nell’universo.
Ciò indebolisce un po’ l’“ipotesi della Terra rara”, secondo cui una luna grande sarebbe necessaria per stabilizzare l’asse di un pianeta e favorire la vita.
Inoltre, le ricerche sull’abiogenesi si stanno spostando dalle pozze di marea (che non richiederebbero necessariamente una luna) verso sorgenti calde vulcaniche o bocche idrotermali.
Se sono frammenti di Marte antico, rappresentano una “fotografia geologica” di un’epoca in cui il pianeta era abitabile, con acqua liquida e forse vita microbica. Prove di ciò potrebbero essere ancora presenti sulle lune.
La missione giapponese MMX (Martian Moons eXploration), in collaborazione con partner internazionali, dovrebbe partire entro la fine del 2026 e prevede un orbiter per studiare Phobos, Deimos e il clima di Marte,
un rover che passerà circa 3 mesi sulla superficie di Phobos, un lander per il prelievo di campioni; ritorno dei campioni sulla Terra entro il 2031 circa.
I campioni diranno se le lune sono di origine marziana o asteroidale.
Dopo Phobos, la sonda studierà Deimos da distanza (senza atterraggio) per confrontare le composizioni.
Phobos ha zone di colore diverso (alcune più rosse) di origine ancora sconosciuta: si cercherà di campionare entrambe.
In sintesi, queste lune sono un enigma ancora aperto: potrebbero svelare tanto sull’antico Marte e sull’origine delle lune planetarie, ma la missione MMX potrebbe risolvere alcuni misteri e aprirne molti altri.
An exploration of recent developments regarding the moons of Mars, ...