24/07/2026
Per molto tempo la pubblicità ha costruito immagini basate su un’idea precisa di perfezione: volti simmetrici, corpi conformi a determinati canoni e scene fortemente controllate, pensate per creare un immaginario aspirazionale spesso distante dalla quotidianità.
Oggi questo modello non è scomparso, ma non è più l’unico possibile.
Il pubblico non cerca soltanto immagini da ammirare, ma anche persone nelle quali potersi riconoscere: volti credibili, caratteristiche distintive, età, fisicità e identità differenti.
Per questo, l’espressività conta sempre più della semplice regolarità. Uno sguardo, un sorriso, una postura o un tratto particolare possono rendere un volto più memorabile di un’immagine perfetta ma priva di personalità.
Autenticità, però, non significa casualità. Anche un volto autentico deve essere scelto in modo coerente con il brand, il prodotto, il pubblico e il tono della campagna.
La vera domanda, quindi, non è se sia meglio un volto perfetto o autentico, ma quale volto sia capace di raccontare il messaggio giusto, suscitare fiducia e creare una connessione.